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Aldo Biscardi

LA TV DA I NUMERI
di Giorgio Bellocci

Con l’avvio del campionato sono ripartiti i talk televisivi dedicati al calcio. I programmi storici, i più amati, hanno fondamentalmente mantenuto la struttura dell’anno scorso. Alludo a “La domenica sportiva” (Raidue), “Controcampo” (Italia Uno) e “Il processo di Biscardi” (Italia 7 Gold). L’immarcescibile Aldo festeggia dunque la trentesima edizione del suo processo lanciando ancora, da una delle syndication più importanti d’Italia, la sfida del lunedì alle tv generaliste. Non è difficile immaginare che al di là delle dichiarazioni di prammatica gli investitori attirati da Italia 7 Gold siano soddisfatti degli ascolti fatti registrare l’anno scorso, il terzo dopo la dipartita del “processo” da La7.

Non era un risultato così scontato, visto anche il pullulare di programmi sul calcio in onda al lunedì sulle reti concorrenti. Ormai sul fenomeno Biscardi si è scritto di tutto e di più, pure con insolita ferocia. Anche ora che il nostro opera in un gruppo lontano dai grandi network (aspetto che dovrebbe indurre la critica a maggiore serenità).

La morte di Mike Bongiorno ha fatto versare fiumi d’inchiostro che hanno oltrepassato la giusta commozione e un equilibrato riconoscimento al lavoro di un grande professionista: a mio modo di vedere si sono usati termini enfatici che come per magia hanno cancellato il lungo periodo buio di Mike, quello che idealmente va dall’esilio su Retequattro all’incontro con Fiorello.

Per coerenza gli addetti ai lavori dovrebbero ora evitare di picchiare così duro su Biscardi, accettando il mood di un format che non sarà mai un modello per la BBC (mai stato un suo obiettivo per altro) ma che è stato capace di crearsi in trent’anni un seguito di appassionati che vogliono godersi tre ore in uno scenario al limite del surreale. Vogliono vedere unicamente quella rappresentazione e far parte della realtà virtuale di Biscardi, rimanendo estasiati di fronte ora al senso del “drammatico” degli argomenti, ora al cazzeggio degli opinionisti. Tra questi spiccano l’avvocato Carlo Taormina e Daniele Capezzone.

Inizialmente mostravo stupore e irritazione per la presenza dell’ex segretario del partito radicale passato nello schieramento di centro-destra (oggi è il portavoce del Pdl). La mia era la rabbia del radicale tradito che certo aveva ben altro ricordo del nostro e delle sue battaglie. Ora con più serenità devo ammettere che Capezzone, se non altro, di calcio capisce.

E poi almeno in quelle ore è impossibilitato a dettare i suoi celebri comunicati (su qualsiasi cosa!) che tanta gioia arrecano alle agenzie di stampa...

 
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